Quando i pianisti fanno ooh 4!

Emanuele Sartoris Jimi Hendrix Are You Experienced

Uno sguardo del tutto soggettivo ai dischi che più amo

di Emanuele Sartoris

THE JIMI HENDRIX EXPERIENCE
Are You Experienced?

(Polydor, 1967)

Jimi Hendrix – Chitarra

Noel Redding – basso

Mitch Mitchell – batteria

 

Quando si lascia questo mondo cos’altro possiamo portare con noi se non l’esperienza? Quello che rimane in noi? Ho sempre pensato a questo titolo di Jimi Hendrix come a una domanda molto profonda, esistenzale, forse è per questo che “Are You Experienced?” È il suo disco che amo di più.

I miei primi ascolti di Hendrix derivano quasi esclusivamente dal mondo del blues, per lo più suonato dai chitarristi. Era inevitabile che un giorno o l’altro mi sarei ritrovato tra le mani un disco di Hendrix.

Per l’occasione ho invitato a commentare il disco un caro amico, Giuseppe Aliprandi, che da ora  prenderà il nome di Mr.Joe.

Mr.Joe mi ha passato la gran parte di tutti i dischi rock/ blues che possiedo, da Stevie Ray Vaughan passando per Brian Setzer fino ad arrivare ai Pink Floyd.

Ancora oggi mi fa trovare nella buca delle lettere dischi nuovi o me ne presta una serie quando scova qualche nuovo artista che a suo parere dovrei sentire, e spesso indovina i miei gusti, proponendomi una selezione raffinata.

Il primo disco di Hendrix che ho potuto apprezzare era un “Best of”: i “Best of” sono sempre raccolte rischiose, perché ascolti il meglio stabilito da qualcun altro e non è detto che sia il meglio per te, tuttavia già a partire da quel disco avevo capito la potenza e l’innovazione di Hendrix.

Jimi è sempre stato un’icona, come dico spesso per me è come se avesse suonato il pianoforte (sì, ti piacerebbe, NdR). Nella sua musica metteva una fortissima personalità, innovando, portando avanti le sue idee ed il suo stile. Insomma per me era un super eroe.

Mr. Joe è peraltro un chitarrista.

Joe, domanda scontata, cosa pensi di Hendrix?
Inanzitutto l’approccio musicale di Hendrix è diverso da qualsiasi altro artista che io conosca, lui focalizzava dei colori nella mente e cercava di trasformarli in musica senza attingere da nessun’altra regola musicale o da nessun altro collega del periodo.

Il disco si apre un brano particolarmente celebre di Hendrix, “Foxy Lady”. Il riff fa venire voglia di muoversi, non solo la ritmica è entusiamante, ma anche l’armonia gioca su accordi che sembrano per l’epoca innovativi e personali: un brano che definirei iconico.

L’abum prosegue e in “Red House” sento il blues, che tanto amavo in quel periodo. E anche il blues suonato da Hendrix sembra tracciare la rotta per il futuro del genere, sembra precorrere le strade battute successivamente da Johnny Winter, Clapton e gran parte del British Blues.

“Can You See Me”. Devo ammettere che questa non rientra tra le mie tracce preferite, tuttavia Mr.Joe sottolinea essere comunque un brano che ha il suo perché, con la batteria di Mitch Mitchell che si sposa alla perfezione con l’estro di Jimi. Non so per quale motivo ma ho sempre pensato che nel trio di Hendrix né Mitchell né Redding fossero all’altezza del band leader, ma mi rendo conto della difficoltà di suonare con un personaggio carismatico come Hendrix.

“Love Or Confusion”: qui io e Mr.Joe ci troviamo pienamente in accordo, è il primo brano psichedelico del disco, forse il più rappresentativo del periodo.
Mr. Joe, cosa ne pensi?
Questa traccia è di forte ispirazione anche per grandi gruppi già esistenti che dopo aver ascoltato questo album hanno cambiato il loro modo di fare musica, e non parlo di gruppetti, sto citando i quattro di Liverpool, che hanno attinto a piene mani proprio da questo sound per il loro – di pochi mesi successivo – “Sergent Pepper’s”.

Scorrendo le tracce del disco ecco che arriva il mio brano preferito, “Third Stone From The Sun”. La batteria sembra tenere lo swing, si apre come un brano jazz per portare ad un tema dolce e melodico, e più avanti suoni che ricordano la voce umana… non so quante volte ho riascoltato questo pezzo.

Mr. Joe cosa ne pensi?
Questo brano non segue nessuna logica del periodo, è un brano suonato  di getto, sembra improvvisato, l’originalità sta proprio in questo…”.

Poi arriva “Purple Haze”, Mr. Joe a te piace?
Trovo che Purple Haze sia il pezzo che più ha ispirato le generazioni di quel periodo, un brano eccezionale da tutti ipunti di vista, la potenza del ritornello è disorientante.

Il disco si conclude con “Highway Chile” e Mr.Joe  mi dice “Man, queti sono i Deep Purple ancora prima che esistessero, questa è in assoluto la mia traccia preferita, ricordiamoci che qui è solo il 67”.

Buon ascolto!

© 2019 La Famiglia Sberlinfetti

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