Quando i pianisti fanno ooh 6!

Pianisti oh Sartoris Mazzocchetti Casati Sberlinfetti

Uno sguardo del tutto soggettivo ai dischi che più amo

di Emanuele Sartoris

Germano Mazzocchetti
Di mezzo il mare
(EGEA 2006)

 

 

 

 

Pietro Tonolo Sax tenore e soprano

Marco Zurzolo Sax alto, soprano e flauto

Gabriele Mirabassi Clarinetto

Giampaolo Casati Tromba

Alsessandro Tedesco Trombone

Enrico Pierannunzi Pianoforte

Giancarlo Bianchetti Chitarra

Piero Leveratto Contrabbasso

Alfred Kramer Batteria

Fulvio Maras Percussioni

Musiche e arrangiamenti di Germano Mazzocchetti

Raramente capita di incontrare musicisti che sono prima di tutto persone generose degne di stima rispetto ed amicizia. Giampaolo Casati è per me una di queste: una figura che per preparazione, capacità strumentali alla tromba, abilità compositive e di arrangiatore è stato ed è tutt’oggi una persona a cui chiedo costantemente consiglio e che mi reputo fortunato a poter frequentare.

Ho avuto la fortuna di essere stato allievo di Giampaolo presso il conservatorio di Torino studiando con lui composizione ed arrangiamento; oggi nella rubrica si presenterà una situazione unica: commenterò il  disco insieme ad uno dei protagonisti che ha partecipato alla registrazione.

All’epoca collezionavo avidamente i dischi che venivano prodotti da EGEA, in particolar modo perché nel suo rooster c’era Enrico Pierannunzi, uno dei pianisti che per suono e stile ho sempre apprezzato moltissimo collezionandone gran parte della discografia. Tutti i dischi prodotto da EGEA erano permeati da uno spiccato sound nuovo, mediterraneo, ricco di tradizione popolare Jazz e suoni della nostra Italia, ho sempre trovato le sue produzioni di altissimo livello.

Di mezzo il mare

Tra i tantissimi dischi di Pierannunzi e Gabriele Mirabassi che ho acquistato  “Di mezzo il mare” ha un titolo spiccatamente mediterraneno, mi ha fatto da subito pregustare il sound che si sarebbe celato dietro la registrazione; le mie aspettative sonore non sono andate deluse, anzi, è diventato uno dei dischi che ho ascoltato con più frequenza in quel catalogo.

Il disco si apre con un pezzo palesemente tradizionale, “Il bacio della tarantola”: le percussioni ricordano fin da subito una tarantella, arricchita dal sound della sezione fiati che propone un’orchestrazione moderna ed unica, a cavallo appunto tra Jazz e tradizione popolare italiana. Il brano è molto carico e diventa ancora più entusiasmante quando la tensione cala per lasciar spazio all’assolo di trombone; amio avviso è forse la traccia più bella del disco.

Giampaolo, quando hai partecipato a questa registrazione sapevi che stavate dando origine ad un sound del tutto nuovo per il Jazz italiano?
In effetti sì. EGEA ha fatto un lavoro di ricerca sonora, un po’ come Sellerio che per produrre i suoi lbri seleziona accuratamente anche la carta su cui vengono stampati. Anche le registrazioni erano uniche, si andava in zone predeterminate dell’Umbria e si registrava sul territorio come se si trattasse di un live. EGEA era accurata su dettagli e repertori. Se non fossero intervenuti i supporti digitali ad oggi, così com’è stata in passato, EGEA sarebbe ancora l’ECM italiana. In quegli anni Antonio Miscenà stava sbarcando in oriente con le sue produzioni ed Umbria Jazz aveva sempre un progetto EGEA in cartellone. Devo ammettere che per noi essere in quel catalogo era motivo di grande orgoglio.

Il disco procede con un’altra delle mie tracce preferite, “Porto Antico”. Il motivo per cui mi piace particolarmente è legato ovviamente a quanto amioil suono e lo stile di Enrico Pierannunzi al pianoforte. Dopo la declamazione del tema in piano solo entra il trio. Il suono mi ricorda anche molto Bill Evans, pianista che Pierannunzi ha di certo interiorizzato, fatto suo e utilizzato in maniera magistralmente personale nel suo modo di esprimersi.

Essere personali

Gian, per te quanto conta l’imitazione? Come si fa, secondo te a nascondere i propri idoli nel suono che si ottiene rendendoli personali? Si può fare secondo te, non si corre il rischio di scimmiottare e basta?
Il rischio di scimmiottare lo corriamo tutti. La differenza sta tra chi interiorizza il modello e crea qualcosa di personale e chi ripete senza portare avanti nulla. Nella storia dell’arte alcuni copiano, altri elaborano, forse la differenza è proprio questa: saper riproporre i modelli attraverso i propri occhi. Per esempio Bill Evans nella sua carriera cambia continuamente modo di suonare, a seconda del periodo. Alle volte un musicista in un determinato periodo tocca le tue corde ed è in quel momento che prendi alcuni punti di riferimento…”

“Staccomatto” riprende il sound della prima traccia: il tema è particolarmente ardito ma è talmente ben orchestrato da risultare di ascolto veramente gradevole nonostante la grande complessità dell’insieme; trovo il lavoro di Germano Mazzochetti formidabile. Il clarinetto di Gabriele Mirabassi si muove in maniera magistrale con il suo sound inconfondibile sulla griglia armonica andando ad incastrarsi benissimo con i background ed il nuovo tema. Meraviglioso il sax lasciato dopo l’orda orchestrale e le riprese con il solo di esclusive percussioni.

Giampaolo, tu hai suonato spessissimo in sezione, anche in formazioni leggendarie come l’orchestra di Carla Bley: come si lavora per avere un suono comune, puoi pensare a te stesso nel mezzo di una grande orchestra?
Secondo me se pensi a te stesso in un’orchestra non ci suoni. In orchestra, ma in realtà anche in duo,  trio o quartetto, fai parte di una squadra: più la formazione è larga più il tuo ruolo all’interno è definito, ci sono sempre spazi per l’espressione personale, ma più il gruppo è organizzato, più devi rispettare chi ha scritto quel materiale-

La sesta ed ultima  traccia risulta quasi una samba, il sound orchestrale la mantiene ancorata allo stile del resto del disco. Anch’essa è una bellissima traccia, ma quì forse non c’è nulla di così innovativo; Gian, per te cos’è la novità nella musica?
Secondo me la novità è far si che la musica riviva. È come quando nasce un bambino, farà le stesse cose che hanno fatto tutti i bambini prima di lui, però lo rifarà nuovamente a modo suo. Forse è questo, il rinnovamento della sincerità nell’essere umano.

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