Quando i pianisti fanno ooh 7!

Nick Cave Sartoris Quando i pianisti fanno ohh sberlinfetti

Uno sguardo del tutto soggettivo ai dischi che più amo

di Emanuele Sartoris

Nick Cave & The Bad Seeds
Abbattoir Blues
(Mute 2004)

 

 

 

Nick Cave – Vocals, Piano

Martyn P.Casey – Basso

Warren Ellis – Violino, mandolin, Bouzouki, Flauto

Mick Harvey – Chitarre

James Johnson – Organo

Conway Savage – Piano

Jim Sclavunos  – Batteria e percussioni

Thomas Wydler – Batteria e percussioni

 

Quando ero piccolo e tutti mi scherzavano…

Era all’incirca il 2003, mi accingevo a terminare le superiori ed avevo quasi diciott’anni; all’epoca frequentavo moltissimo blues ed avevo già iniziato i miei intensi ascolti di jazz, nel contempo cercavo di ascoltare tutto ciò che poteva piacermi ed appassionare le mie curiose orecchie.

In quel periodo ebbi la fortuna di avere un grande insegnante di italiano, Orazio Paggi: se nella mia carriera ho inciso un disco omaggio a Charles Baudelaire in duo con il contrabbassista Marco Bellafiore lo devo a lui e a quanto ha sottolineato l’importanza di leggere; questo mi ha spinto a diventare affamato di letteratura, libri e CD sono la maggior parte del mio investimento economico e vista la lunga scadenza che offrono direi che si tratta di acquisti a rendita sicura, da qui all’eternità.

Aggiungo che Orazio, quando terminai le superiori, fu una delle prime persone a esprimere con sicurezza che a suo avviso suonare il pianoforte sarebbe stato il mio mestiere. A distanza di circa 14 anni posso dichiarare che aveva ragione; alcune volte le parole sincere di una persona che si stima sono l’incoraggiamento giusto di cui ricordarsi quando le cose non vanno bene.

Orazio è sempre stato un ottimo ascoltatore di musica; dopo anni sono passato a trovarlo e non potevo far altro che parlare con lui di “Abbattoir Blues” di Nick Cave; questo disco venne da me acquistato mentre frequentavo l’ultimo anno di superiori, e così  parlando di musica con Orazio scoprii la passione comune per Nick Cave e gli proposi di prestargli questo album in cambio di alcune cassette di Tom Waits.

Nick Cave e le semenze cattivissime

 L’album si apre con “Get Ready For Love” in cui si propone la tipica violenza sonora che ha caratterizzato la carriera di Nick Cave e dei suoi Bad Seeds; non è la mia traccia preferita, ma getta subito l’ascoltatore nel mood rock-blues del disco, il pedale di organo costante, la chitarra elettrica sempre ritmica e graffiante unita ad una batteria quasi punk riportano il pubblico al sound dei vecchi dischi del nostro, una sorta di Amarcord musicale.

La seconda traccia, “Cannibal’s Hymn”, è in assoluto quella che preferisco: la voce profonda di Nick Cave si fa dolce e melodica, la chitarra acustica insieme al tipico suono di pianoforte di Cave creano le giuste premesse affinché entri la batteria; qui il clima del pezzo cambia e non si vede l’ora che si manifesti ancora il ritornello per poterci cantare sopra.

Orazio, cosa pensi dei testi di Cave?  è possibile separare musica e parole in un brano cantautoriale come questo?
A mio avviso è impossibile separarle. Io percepisco prima la musica e poi la parola, perché instintivamente è la musica che mi colpisce, il secondo grado di riflessione svela il sentimento. Filosoficamente parlando, la parola determina l’uomo, noi siamo attraverso la parola, il logos.

Giochi musicali

La terza traccia è di uovo una delle mie preferite. Si apre come se il batterista sbattesse insieme dei bastoni di metallo, ma in realtà dovrebbe trattarsi di un effetto acustico del bassista che richiama un suono appartenente alla fabbrica; ho sempre accostato il gioco di quest’intro e le risate spontanee a qualcosa di grezzo. Voce ed effetto, regolare e cadenzato, il metallo del piccone su una roccia, una Work Song. Il clima è marcatamente blues, Cave racconta una storia ed il coro che risponde non solo richiama il Call and Respose, ma genera una sonorità nuova del tutto inaspettata.

“There She Goes,My Beautiful Word”  era il singolo di questo album, quello che trasmetteva anche MTV. Il brano presenta una ritmica coinvolgente e pop, durante il ritornello compare una voce femminile appoggiata a quella di Cave: quando si acolta più volte questo lavoro si inizia a prestare attenzione anche ai raffinati arrangiamenti proposti dai moltissimi strumenti inclusi nella registrazione.

Orazio, penso che alcuni brani, alcuni dischi ci permettano letteralmente di viaggiare nel tempo a ritroso. Sei d’accordo?
Sì, esattamente, non solo creano una sorta di nostalgia del tempo che passa e non si ferma, ma ti fanno anche rendere conto che la tua vita sta “andando”. Cave racconta in maniera struggente questo sentimento, quando sento questo brano alle volte capita che mi emozioni.

© 2019 La Famiglia Sberlinfetti

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