Quando i pianisti fanno ooh 10!

Uno sguardo del tutto soggettivo ai dischi che più amo

di Emanuele Sartoris

John Coltrane
Live” At The Village Vanguard
(IMPULSE!,1961)

 

 

John Coltrane – Sax tenore e soprano

Mc Coy Tyner – Pianoforte in Spiritual e Softly as in a morning sunrise

Eric Dolphy – Clarinetto basso in Spiritual

Reggie Workman – Contrabbasso in Spiritual e Softly as in a morning sunrise

Jimmy Garrison – Contrabbasso in Chasin’ The Trane

Elvin Jones – Batteria

Per questo disco ho chiesto un intervento all’amico e collega nei Night Dreamers Antonio Stizzoli.

Le beatitudini del sassofonista moderno

Stizzoli è un fanatico dello stile del quartetto di Coltrane di quel periodo, del sound di Elvin ma soprattutto del mistico e spirituale interplay dei quattro musicisti. Questo è un territorio che condividiamo non solo nei nostri discorsi sui dischi, perché parliamo spessissimo del suono e degli intenti del quartetto di Coltrane, ma anche sul palco; spesso e volentieri insieme al contrabbassista Dario Scopesi cerchiamo di creare il tappeto che la ritmica di Coltrane era in grado di stabilire per farlo spiccare nei suoi mirabolanti soli, beato Simone Garino!

In assoluto quando penso a John Coltrane questo è il mio disco di riferimento, quello in cui sento la libertà, la grande capacità di suonare cose incredibili e non annoiare mai su strutture lunghissime. Pensate che le tracce sono solo tre: da sola la prima dura quasi 14 minuti e non c’è un momento in cui non si possa pensare “ Wow, ma questo quartetto è strepitoso! ”.

L’album si apre con Spiritual: il clima sembra portare l’ascoltatore in una situazione di meditazione, Eric Dolphy insieme alla batteria crea il pedale riflessivo adatto all’intro, fino all’ingresso quartale del piano di Mc Coy Tyner e le linee del basso. La libertà degli accordi quartali rende l’armonia libera e complessa allo stesso tempo, il giusto compromesso per permettere all’innovativo suono di Coltrane di poter ricamare e raccontare attraverso le sue linee melodiche ed il suo personalissimo suono.

L’insieme dei musicisti crea da subito la sonorità che accompagnerà quasi tutto l’album. Ogni musicista di questa formazione ha il suo suono ed il suo stile, insieme il risultato è un unicità di intenti sensazionale e l’ascoltatore ne viene letteralmente rapito.

Interplay magico

Tony, sarebbe facile ti chiedessi cosa pensi di Elvin Jones, da batterista, invece ti chiedo cosa pensi di Mc Coy Tyner?
Mc Coy suona nella vera accezione del termine pianista, ma anche come se fosse un percussionista, non inciampa mai in abbellimenti retorici perché i suoi interventi sono efficaci ed indispensabili. Il suo senso ritmico si sposa alla perfezione con quello di Elvin Jones, la definirei un’accoppiata irripetibile, nei dischi in cui Tyner suona con Tony Williams non c’è questo rapporto così stretto.

La seconda traccia è in assoluto la mia preferita; Tony dillo tu, cos’è la cosa che preferisco di questa traccia! Quante volte ne abbiamo parlato…
Ovviamente tu ti riferisci allo sviluppo improvvisativo che fornisce Mc Coy a Trane. Il suo assolo è un preludio che porta ad un altissimo grado di intensità fino all’ingresso di Trane che da lì in poi drammatizza fino ad un’esasperazione solistica emozionale ma soprattutto emozionante per chi ascolta.

Esatto Tony, pensi sempre che Trane stia per entrare,per esempio ad 1” e 56” o sul pedale di dominante a 2”e45 invece arriva a 3”e 13’ ed entra come una spada dopo tutta quella preparazione del solo di pianoforte, quell’ingresso è inimitabile, vale il disco! Non su quante volte ho rimandato indietro per sentire il climax di aspettativa creato e quell’ingresso sensazionale. Da qui fino alla fine Trane conduce il gruppo verso un’altra dimensione non si può far altro che ascoltare ciò che ha da dire, sembra davvero stia predicando, e di fatto sta realmente predicando nuovi intenti nella musica, più profondi.

L’album si conclude con Chasin’ the Trane, un brano letteralmente mirabolante, Coltrane grida e spinge la ritmica al massimo, non c’è il piano, ma è tutto talmente fitto che non se ne sente la mancanza. Per me questo è il caposaldo di ciò che Coltrane vuole dire attraverso la sua musica.

Tony, cos’è che secondo te caratterizza il sound? E qual è la tua traccia preferita?
Ci sono più aspetti. Uno potrebbe essere la maturità espressiva raggiunta da Coltrane, ad esempio il fatto di discostarsi completamente dalle forme armoniche più complesse che aveva elaborato in brani come Giant Steps spostandosi verso delle strutture che lasciano maggiore libertà. Correlato a questo c’è il forte interplay che si sviluppa con la sezione ritmica dove ognuno è molto attento e presente ed interviene coerentemente a sostegno del solista. La mia traccia preferita è Softly as in a morning sunrise, per tutte le cose dette precedentemente.

© 2019 La Famiglia Sberlinfetti

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